Verso il basic italian

Noto sempre più l'inesorabile cammino della nostra lingua verso una forma livellata, precotta, entry-level che di più non si può. Un'evoluzione (sicuri che sia involuzione?) partita con gli sms e poi filtrata da Grandifratelli, aperitivi, preserata, apericene, social networks.
Così si parla sempre più per slogan, dicendo sempre meno. Assolutamente sì. Assolutamente no. E questa è stata la prima grande ondata. Tra le ultime, mi fanno impazzire "sei un grande" e "tutta la vita". Offri un Mojito di troppo? Sei un grande. Ti fai più fighe degli altri? Sei un grande. Ospiti feste inutili quanto frequenti in villa? Sei un grande, per tutti sei un grande. Alessandro Magno, se fosse ancora vivo, si rivolterebbe nella tomba.
Ma è "tutta la vita" a darmi gli orgasmi più profondi. Aperitivo tutta la vita. La tal discoteca tutta la vita. Ogni minima stronzata è per tutta la vita. Il che, nell'epoca in cui le scelte più importanti durano meno di un modello di iPhone, è tutto dire.
Mi piace far parte della razza che linguisticamente sarà estinta da questo nuovo che avanza. Affanculo Zamenhof che si è sbattuto per decenni nel tentativo di far adottare l'Esperanto all'umanità. Bastavano Fedro del Grande Fratello, Facebook e una manciata di urban beach clubs in città con spiaggia finta a risolvere il problema linguistico.
Io me ne resto ancorato alla nave che affonda. Tutta la vita, ovviamente.

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